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Academismo

Escola Real de Ciencias, Artes e Oficios 

Nel 1808, a seguito del trasferimento della corte portoghese a Rio de Janeiro, iniziò un nuovo ciclo culturale in Brasile. Tra i vari provvedimenti presi dal re Dom Joao VI ai fini del miglioramento della vita nella regione, figurava la costruzione di scuole, musei e biblioteche, ma l'impatto maggiore si ebbe sulle arti nazionali tramite la creazione della Escola Real de Ciencias, Artes e Oficios del 1816. Le vere cause del lancio di questo progetto erano oscure, ma sembrerebbe che l'iniziativa fosse partita da un gruppo di artisti francesi comandati da Joachim Lebreton che propose al re un memorandum sull'insegnamento dell'arte. Il gruppo venne successivamente conosciuto come la Missao Artistica Francesa e, tra i vari artisti, c'erano i pittori Jean-Baptiste Debret e Nicolas-Antoine Taunay, responsabili della divulgazione dello stile neoclassico in Brasile.
Lebreton propose di introdurre un nuovo metodo di insegnamento basato su materie sistematizzate e su un procedimento per gradi. Il discente doveva affrontare tre fasi didattiche:
  • disegno generale e copia di modelli dei maestri
  • ritrattistica di volti e della natura
  • pittura di modelli vivi
Allo stesso modo, Lebron organizzò l'insegnamento della scultura, della stampa e dell'architettura, suggerì, inoltre che venisse introdotto l'insegnamento della musica; fissò i criteri di valutazione degli alunni e il calendario didattico; indirizzò gli studenti al lavoro e incrementò la collezione ufficiale con  opere proprie; scelse risorse umane e materiali idonee per il buon funzionamento della scuola e istituì un corso di formazione per operai specializzati competenti nell'ausilio dell'artista tramite la proposta della creazione parallela di una Escola de Desenho Para as Artes e Oficios, il cui insegnamento sarebbe stato gratuito ma comunque ben organizzato.
L'impostazione data da Lebron all'accademia resistette, con alcune modifiche, fino alla fine del Segundo Reinado.
La riforma della scuola richiese molto tempo prima di esser attuata, affrontando molti cambiamenti, accordi di palazzo e ostruzionismi da parte di artisti già affermati. La direzione dell'istituto, affidata a Henrique José da Silva, artista contrario ai francesi, aggravò l'ostracismo avverso gli stranieri. Nicolas-Antoine Taunay, stanco per le pratiche discriminatorie, lasciò il paese nel 1821, ma suo figlio Felix-Emile rimase e, in seguito, divenne un pittore affermato e direttore della scuola. 
Debret formò alcuni studenti e visse in Brasile per 10 anni, periodo durante il quale realizzò una vasta e inestimabile documentazione visuale in acquerello sulla natura, sugli indios e sugli schiavi nonchè sulla vita urbana di Rio e di altre regioni brasiliane. Le raffigurazioni furono raccolte nella celebre opera Viagem Pitoresca e Historica ao Brasil, pubblicata da egli stesso in Francia.
O Jantar no Brasil, Viagem Pitoresca e Historica ao Brasil, Debret
La Missao registrò pochi risultati positivi nell'immediatezza e, essendo un innesto culturale in un ambiente differente, soffrì critiche severe dalla sua nascita fino al XX secolo. Il grande contributo del movimento fu l'introduzione di un sistema educativo di livello superiore, basato su modelli istituzionali europei di antica tradizione e efficienza comprovata, ma con un obbiettivo chiaramente progressista. Il progetto didattico innovativo, tuttavia, richiese diversi decenni per consolidarsi a Rio e nel resto del paese.
Dopo molte paralisi e situazioni precarie, la scuola - chiamata successivamente Academina Imperial de Belas Artes - iniziò la sua regolare attività solo il 5 novembre del 1826 grazie all'intervento del Conde de Valença (Ministro do Imperio) e del Visconde de Sao Leopoldo. La prima esposizione pubblica ufficiale delle opere (nonchè la prima in assoluto in Brasile) fu inaugurata il 2 dicembre del 1829 e contava più di 150 pezzi realizzati con varie tecniche da alunni e professori. 
Nella sezione dedicata alla pittura, Debret espose dieci quadri, tra i quali A Sagração de D. Pedro I, O Desembarque da Imperatriz Leopoldina e O Retrato de D. João VI; Félix-Émilie Taunay presentò quattro paesaggi di Rio de Janeiro; Simplício de Sá mostrò alcuni ritratti; José de Cristo Moreira esibì raffigurazioni storiche, marine e paesaggistiche; Francisco de Sousa Lobo espose ritratti e figure storiche; José dos Reis Carvalho presentò paesaggi marini e altre pitture.
Nel 1834, dopo la morte di Henrique José da Silva, la direzione della scuola passò in mano a Félix-Émile Taunay il quale riprese l'orientamento primitivo francese apportando alcuni miglioramenti. Durante lo stesso periodo, Simplicio Rodrigues de Sà ebbe la cattedra di Disegno e, dopo, quella di Pintura Historica. Quando Debret ritornò in Europa, iniziò un nuovo periodo improduttivo e pieno di conflitti, un' altra esposizione fu possibile solo nel 1840, quando furono istituiti premi e, soprattutto, furono inaugurate delle esposizioni permanenti. Nel 1845, inoltre, furono stanziati fondi destinati come borse di studio all'estero per il perfezionamento dello stile. 
L'esposizione del 1849 fu famosa per le critiche di Manoel de Araujo Porto Alegre il quale trovava gli artisti molto impreparati. Manoel assunse la direzione dell' Accademia dal 1854 al 1857 e potenziò l'insegnamento ampliando la struttura, inaugurando nuove cattedre e creando la pinacoteca dell'Accademia, arricchita con opere di maestri e alunni talentuosi, come Agostinho José da Motta e José Correia de Lima. Il primo, un eccellente pittore di paesaggi e nature morte, vinse il Premio de Viagem a Euopa e, quando ritornò in patria, si dedicò all'insegnamento nella stessa scuola che lo formò; il secondo, invece, era un buon ritrattista e fu professore di Vitor Meirelles e Augusto Muller, quest'ultimo, degno seguace della scuola francese, era un paesaggista e un ritrattista di grande talento divenuto, in seguito, titolare della cattedra di Pintura de Paisagem.
Flores, Agostinho José da Motta
Retrato deMarinheiro Simao,  José Correira de Lima
La stabilità del Segundo Reinado e il mecenatismo dell'imperatore Dom Pedro II crearono le condizioni ottimali per un nuovo sviluppo delle arti. La stabilità politica, tuttavia, isolò l'ambiente nazionale dalle correnti del momento e sottovalutò alcuni problemi che esistevano. Gli allievi che avevano studiato in Europa tennero in disparte le figure innovatrici, preferendo seguire una linea sicura e accettata che gli garantisse dei guadagni. La produzione centrale di questa fase poteva definirsi romantica, segnata da  raffigurazioni immaginarie di indole eroica, drammatica ed estremamente patriottica, dando vita ad una corrente nazionalista inedita nella storia culturale del Brasile che favorì la nascita delle più note immagini dell'arte brasiliana di tutti i tempi. Non avendo il Brasile una storia ufficiale antica e nobile come quella europea, la tematica indigena fu valorizzata diventando un simbolo di brasilianità autentica e pura. I neri iniziavano ad uscire dall'anonimato per diventare personaggi centrali durante le campagne del movimento abolizionista: i quadri raffiguravano personaggi di colore in primo piano e, con l'avvento della Repubblica, tale atteggiamento si consolidò.
Degno rappresentante di questa epoca fu Pedro Americo, uno dei maggiori pittori brasiliani del XIX secolo. Pedro ritraeva scene storiche con temi nazionali, in uno stile grandioso che glorificava le gesta del popolo e dei suoi protagonisti. Le sue due opere più importanti, O grito do Ipiranga e A batalha do Avaí, sono chiari spaccati dell'accademismo brasiliano, intriso di nazionalismo ma espressivo di  vigorose qualità artistiche. Americo si dedicò anche alla raffigurazione di scene religiose, allegoriche nonché ritratti.

A Batalha do Avaì, Pedro Americo
Altro grande esponente di questa fase fu Vitor Meirelles, artista-mercenario, ma possessore di un talento che trascendeva la politica e l'ideologia eroica, quest'ultima usata unicamente per esprimere la forza del  proprio genio. Vitor dipinse dei quadri che divennero dei simboli nell'immaginario nazionale: A primeira Missa no Brasil,  lavoro in apparenza tranquillo e impeccabile; Moema, opera-chiave del nazionalismo indigenista tipicamente romantico; A Batalha Naval do Riachuelo, A Batalha dos Guararapes e A Passagem de Humaitá, tre opere su momenti della storia nazionale trattati con grande cura e maestria. Le altre composizioni, raffiguranti temi sacri o mitologici, sono meno importanti, più formali ma sempre perfette.
A Primeira Missa No Brasil, Vitor Meirelles
Grazie alla presenza di grandi artisti, l'Accademia divenne un'istituzione solida e rispettata, ricoprendo un ruolo determinante e selettivo nell'ambito delle tendenze artistiche. L'insegnamento, con i suoi frutti visibili e di qualità, influenzò altri centri; l'archivio della pinacoteca fu costantemente aggiornato mentre le esposizioni indipendenti cominciarono a nascere fuori dalle sue mura. L'istituzione creò, così, una sensibilità artistica nel paese, così come dimostrato anche dalla nascita di altri artisti (Rodolfo Amoedo e Henrique Bernardelli) e di nuove scuole (l'Accademia di Belle Arti di Bahia fondata nel 1877).
A San Paolo, invece, emersero Oscar Pereira da Silva e soprattutto Almeida Junior, quest'ultimo utilizzava uno stile originale, transitando, con la stessa facilità e genialità, da temi storici a scene di vita borghese; da raffigurazioni della quotidianità del brasiliano comune a quella dell'abitante dell'interiore rustico. Almeida introdusse delle note di realismo inedite nella produzione accademica anteriore e innovative della tendenza romantica dell'epoca. Nel 1873, invece, sempre a San Paolo, fu fondato il Liceu das Artes e Oficios, nel 1905 l'istituto si trasformò nell'attuale Pinacoteca do Estado de Sao Paulo, uno dei più grandi musei d'arte del paese.
A Pinacoteca do Estado de Sao Paulo
Bibliografia:
  • Fernandes, Cybele Vidal Neto. O Ensino de Pintura e Escultura na Academia Imperial das Belas Artes. IN Revista 19&20, Rio de Janeiro, v. II, n. 3, jul. 2007
  • Lemos, Carlos A. C. & Leite, José Roberto Teixeira. A Missão Artística Francesa, in Civita, Victor
  • Lebreton, Joachim. Memória do Cavaleiro Joachim Lebreton para o estabelecimento da Escola de Belas Artes, no Rio de Janeiro''. Rio de Janeiro, 12 de junho de 1816
  • De Almeida, Bernardo Domingos. Portal da antiga Academia Imperial de Belas Artes: A entrada do Neoclassicismo no Brasil. 19&20, Rio de Janeiro, v. III, n. 1, jan. 2008
  • Amaral, Aracy. Artes Plásticas na Semana de 22. São Paulo: Perspectiva/Editora da USP, 1972.
  • Cardoso, Rafael. A Academia Imperial de Belas Artes e o Ensino Técnico. IN Revista 19&20, Rio de Janeiro, v. III, n. 1, jan. 2008.
  • História. Escola de Belas Artes da UFRJ

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