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Pinocchio esiste anche in Brasile, è di plastica e si chiama Robinho!

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L’immaginazione non ha limiti, ne è un esempio vivente lo scrittore Vincenzo Russo, autore del libro Le Avventure di Robinho, versione brasiliana del famosissimo romanzo Le Avventure di Pinocchio, firmato da Carlo Lorenzini.

Robinho è un pupazzo costruito con dell’umilissima plastica - materiale moderno rispetto al legno di Geppetto - ma altrettanto birichino come il suo “alter ego italiano”. Il pupazzetto, dopo mille disavventure vissute tra terra e mare, diventa finalmente un bambino insieme a Luizinho (il nostro Lucignolo).

Il Pinocchio brasiliano, tuttavia, è un sapiente ricamo fantasioso di una storia vera accaduta nelle favelas: Josefina - una giovane donna – riutilizzando delle  vecchie bottiglie di plastica, dei contenitori vuoti di yogurt e dei tappi, aveva costruito un simpatico fantoccio per donare il sorriso ai bambini poveri nonchè ai piccini affetti da malattie incurabili.

La magia che si era creata intorno a Robinho e agli altri personaggi da lei inventati, era stata tale da farle riconquistare l’affetto dei figli e l’amore del marito.

Scrive Vincenzo Russo nella Sinossi del libro:

“Sullo sfondo del paese sudamericano, simbolo di un mondo che sta cambiando, la storia narra le vicende di una donna, di nome Josefina, lasciata sola da suo marito e dai suoi due figli. Un giorno Josefina decide di partecipare a un seminario del suo vecchio professore, organizzato nell'auditorio della facoltà di pedagogia in cui aveva studiato da giovane e che aveva per tema l'uso dei giocattoli nella terapia infantile. Da quel momento s'ingegna per costruire un pupazzo che possa essere in grado di rallegrare la vita dei bambini che soffrono. Dopo vari tentativi di costruirne uno che presentasse un'idea originale, per caso riesce a creare un giocattolo che supera le sue aspettative: il pupazzo, costruito con pezzi di contenitori di plastica, prende vita e comincia le sue avventure, durante le quali sarà coinvolto in situazioni che mettono a rischio la sua vita, fino all'epilogo finale che lo vede trasformarsi in un bambino.”


Il lavoro firmato da Vincenzo ha subito riscosso grande interesse, Cultura Brasil pubblica l’intervista rilasciata dall’autore:

Ma come è nata l’idea di riscrivere “Le avventure di Pinocchio”?

“È stato per caso. Ho conosciuto una donna brasiliana che mi ha mostrato dei pupazzi che mi hanno da subito incuriosito e dietro i quali c’era una storia legata alle vicende personali e della sua famiglia. Come Geppetto nella favola di Pinocchio era un uomo solo che si è costruito un burattino di legno, così lei ha costruito un pupazzo che ha animato le sue giornate”.

Come mai Plastocchio?

“Pinocchio non è un più burattino di legno, ma un pupazzo fatto di plastica. Non è più un pezzo di Pino (forse riferito all’albero del Pino o a Geppetto), ma è un insieme di pezzi di plastica (tappi di detersivi e barattolino di yogurt) che formano il corpo, le braccia, le mani le gambe e i piedi di un nuovo divertente e moderno personaggio di una favola”.

Quali sono i messaggi che possiamo dedurre da quest’opera?

“È vero che oggi sembra tutto più difficile, ma è altrettanto vero che ci sono moltissime cose buone nella vita da apprezzare. Il problema è che ognuno di noi è costretto a vivere la propria vita come un’avventura che diventa una peripezia se non è affrontata nel modo giusto. Molti, come me, hanno avuto il coraggio di non avere paura di niente e non si sono posti limiti nella vita, ma le cose non vanno mai come noi desideriamo”.

Non c’è il rischio di rileggere la stessa storia?

“Io ho riletto la storia originale e mi sono divertito, soprattutto per il modo e lo stile con cui è stata scritta. Nel mio libro cambiano lo scenario delle scene e alcuni personaggi. C’è un pappagallo parlante, Sparafuoco al posto di Mangiafuoco, Josefina al posto di Geppetto, e tanti nuovi che ho preso spunto dal magnifico mondo brasiliano. Tutti vivono un’era più moderna e vicina ai giorni nostri”.

È una storia divertente?

“Non è solo divertente, ma, come la versione originale di Collodi, è anche molto educativa e a certi tratti perfino profonda poiché tratta temi come la sofferenza di bambini malati, la realtà delle favelas brasiliane, del non facile rapporto tra una figlia (Josefina) e sua madre. Il mio desiderio è che possa essere pagine di un libro di emozioni ritrovate”.

Come sei riuscito a fare combinare la storia di Pinocchio con quella di Plastocchio?

“É un lavoro che ho sviluppato da due anni. All’inizio il racconto sembrava due storie messe insieme. Poi l’ho fatta tradurre in portoghese, inviata a un correttore di bozze, partecipato a un concorso nazionale e, dai giudizi e suggerimenti che ho potuto avere dai lettori, che erano scrittori esordienti, alla fine sono riuscito ad armonizzare tutti i capitoli con quelli del racconto vero.Il giudizio più buono affermava “Una favola deliziosa e piacevole, originale e ben scritta. Nulla da dire.”. Il più cattivo : “Ovvero... come buttare una bella idea alle ortiche!!! “. Così con santa pazienza ho spuntato alcuni nozionismi assurdi e fuori luogo... noiosi e pesanti, e ho dato più importanza all’umorismo, tipico di Collodi. Scrivere un libro significa anche questo: quando pensi che sia finito, si scopre invece che il testo deve essere rivisto e ricorretto”.

Credi che possa interessare ai giovani lettori?

Secondo me potrebbe piacere a tutti, anche agli adulti. Il problema è che in Italia si legge poco. In un articolo sulla mostra del libro di Torino, ho letto che quest’anno sono stati venduti più di due milioni in meno di libri rispetto all’anno scorso. Credo che non sia solo l’effetto della crisi ma una tendenza generale che dovrà invertirsi se vogliamo che l’Italia rimanga un paese di cultura. L’importante è stimolare l’interesse dei lettori. Ho fatto di tutto per scrivere un libro che aiutasse chi legge ad affrontare alcune questioni della vita con ironia, a sentirsi migliore . Credo che se si offra ai bambini, ai ragazzi e agli adolescenti qualcosa di diverso e che possa fare loro riflettere, loro rispondono con il coinvolgimento, con l’idea di un futuro migliore per tutti. Io, come loro, credo nell’idea che tutti siano uguali e che tutti abbiano il diritto alle cose basiche nella vita.

É stata pubblicata anche la versione in portoghese.

Il portoghese è una lingua difficile e la letteratura brasiliana è nota in tutto il mondo. È per questo motivo che ho fatto il mio primo timido passo per tentare di tradurre il libro in portoghese. La mia prima bozza è stata letteralmente stravolta dai traduttori portoghesi che mi hanno aiutato. Ancora non ero cosciente che dovevo confrontami con una storia letteraria molto ricca nel mondo che è partita con il Romanticismo dal 1836con Jose de Alencar che esaltava la bellezza della natura e degli indigeni. È proseguita poi con il Realismo grazie a Machado de Assis che diede inizio alla rottura con il passato fino ai giorni nostri che celebrano Paulo Coelho come uno dei nomi più celebri, insieme con altri scrittori come Ignácio de Loyola Brandão, Rubem Alves, Moacyr Sciliar, João Ubaldo Ribeiro, Luís Fernando Veríssimo e altri.

Anche Plastocchio diventa un bambino?

La morale è la stessa: tutti aspirano un giorno a diventare adulti. Chi, però, tenta di fare il furbo o chi mente, diventa invece un asino…

 

Il libro è disponibile in italiano cliccando su questo link e in portoghese qui

Item Reviewed: Pinocchio esiste anche in Brasile, è di plastica e si chiama Robinho! Rating: 5 Reviewed By: Gianluigi D'Agostino