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I grandi musei, le biennali e l'astrattismo

La Pinacoteca di San Paolo

La storia della pittura brasiliana passa anche per i musei. Le strutture, infatti hanno giocato un ruolo-cardine nella divulgazione e nella preservazione delle opere d'arte. Uno di primi musei fu la Pinacoteca de Sao Paulo del 1905, seguita dal Museu de Arte da Bahia  del 1918.

A Rio de Janeiro, invece, nel 1937, fu fondato il Museu Nacional de Belas Artes. Tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50, un gruppo di mecenati di San Paolo creò, nel 1947, il Museu de Arte de Sao Paulo e, un anno dopo, il Museu de Arte Moderna; l'esempio fu seguito anche a Rio de Janeiro con l'apertura del Museu de Arte Moderna de Rio de Janeiro (inaugurato nel 1952) e - con il contributo dei rispettivi governi statali - anche altri centri fondarono le proprie strutture: il Museu de Arte de Santa Catarina (1949), il Museu de Arte do Rio Grande do Sul (1954) e il Museu de Arte Pampulha  (1947), importanti poli di riconoscimento ufficiale e divulgazione del Modernismo.
La fondazione della Bienal de Sao Paolo, inoltre, favorì un'enorme diffusione di opere d'arte moderne e, per la prima volta, furono ospitate creazioni astratte di artisti stranieri. Questa rete di istituzioni e di eventi determinò un grande impatto evolutivo sulla pittura brasiliana: l'arte straniera, infatti, divenne più accessibile per gli artisti, i quali non ebbero più l'esigenza di uscire dal paese. Alla maggiore accessibilità, si aggiunse anche una nuova generazione di critici ispirati da Mario Pedrosa che, direzionando i dibattiti verso una decisa e serena specializzazione, riuscirono a liberarsi dall'influenza esercitata dalla letteratura. 


L'Astrattismo

La prima biennale - unita alle opere pionieristiche di Max Bill, Cícero Dias, Antônio Bandeira, Lothar Charoux, Samson Flexor e dei gruppi di avanguardia, come il Roptura a San Paolo e il Frente a Rio - innestarono l'Astrattismo in Brasile. Secondo la studiosa Maria Lúcia Bueno Coelho De Paula, l'avanguardia si muoveva intorno alle tendenze astratte geometrico-costruttive come paludamento di quelle informali ed espressive di attuazione più marginale. 
Questo momento marcò la fine della prima fase del Modernismo brasiliano, caratterizzato dalle influenze locali, dalla indefinitezza estetica e dall'assenza di convenzioni, inaugurando, così, una nuova fase costitutiva di un campo artistico autonomo, retto da un sistema di regole che determinava ciò che fosse o meno moderno. Il manifesto del 1952 del Grupo Roptura, inoltre, allineato con il Concretismo paulista e autoproclamatosi come la "prima avanguardia brasiliana", lanciò uno spartiacque tra coloro che creavano forme nuove partendo da principi antichi e coloro che creavano forme nuove basandosi su principi nuovi. Per la prima volta nella storia verde oro, si analizzò l'opera d'arte partendo dal punto di vista puramente plastico, formale e non da valutazioni extra-artistiche come la brasilianità, il regionalismo o la critica sociale. Fattori concretisti misti al Suprematismo e Costruttivismo sovietico furono parte integrante delle esperienze del Bauhaus, dei gruppi De Stijl e Cercle et Carré. Importantissime furono anche le idee politiche progressiste che, con la loro fiducia nella industria e nel progresso, crearono punti di approssimazione tra l'arte e l'industria.
Nel 1953, fu lanciata la prima Exposiçao Nacional de Arte Abstrata, ospitata dall'Hotel Quintandinha di Petropolis, con le opere di Bandeira, Ivan Serpa, Aluísio Carvão tra i tanti.
Formas - Ivan Serpi
Altri nomi degni di nota di questo momento erano: Hermelindo Fiaminghi, Hércules Barsotti, Luís Sacilotto, Waldemar Cordeiro, Lygia Clark e Hélio Oiticica. Importantissimo era anche il contributo di Volpi, autore di una vasta opera in continuo perfezionamento che, sebbene derivata dalla figurazione, assumette un carattere fortemente astratto e costruttivo. 
Nel 1956, inoltre, fu realizzata la Primeira Exposiçao Nacional de Arte Concreta, realizzata nel Museu de Arte Moderna de Sao Paulo e ad esposta di nuovo l'anno seguente a Rio de Janeiro. 
L'attività del gruppo concretista, tuttavia, data la frammentarietà delle proposte, preannunciava la breve durata della corrente: da un lato, i Paulistani enfatizzavano il concetto di pura visualità della forma, dall'altro, i Carioca contrapponevano un'articolazione intima tra arte e vita, rigettando la considerazione dell'opera come macchina o oggetto e dando maggiore importanza alla intuizione come elemento centrale nella produzione artistica.

Bibliografia:
  • De Andrade, Geraldo Edson. Depois da Semana de 22: em busca da identidade. IN Silva, Raul Mendes (coord). Sociedade e Natureza na História da Arte do Brasil. Rumo Certo, 2007
  • Bueno, Maria Lúcia. O mercado de galerias e o comércio de arte moderna. IN Sociedade e Estado. Brasília, v. 20, n. 2, maio/ago 2005
  • De Paula, Maria Lúcia Bueno Coelho. A Arte de Milton Dacosta. IN Revista Perspectivas. São Paulo, nº 17-18, 1995-1995
  • Neoconcretismo. In Enciclopédia Itaú Cultural, 03/12/2008
  • Reis, Paulo Roberto de Oliveira. Exposições de Arte: vanguarda e política entre os anos 1965 e 1970. Tese de Doutorado, Curso de Pós-Graduação em História. Curitiba: Universidade Federal do Paraná, 2005
  • 50 anos da ruptura neoconcreta nas artes brasileiras. IN Caderno Cultural. Partido da Causa Operária, 18 de maio de 2000
Fonte: Wikipedia Brasil

Item Reviewed: I grandi musei, le biennali e l'astrattismo Rating: 5 Reviewed By: Gianluigi D'Agostino