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Coinvolgimento politico e crisi concettuale della pittura tra gli anni '60 e '70


La corrente concretista iniziò a sgretolarsi aprendo, così, lo spazio al Neoconcretismo, un movimento in aperta polemica contro il Concretismo che ebbe le proprie ripercussioni anche sulla letteratura.
Nel 1959, Amilcar de Castro, Ferreira Gullar, Franz Weissmann, Lygia Clark, Lygia Pape, Reynaldo Jardim e Theon Spanudis firmarono il Manifesto Neoconcreto, un documento di denuncia della "pericolosa irritazione razionalista" del Concretismo: gli intellettuali ritenevano che la corrente avrebbe portato una degradazione meccanicista, dogmatica e scientifica del fare artistico. I firmatari, inoltre, erano a favore della libertà di sperimentate, del ritorno al gesto espressivo, del riscatto della soggettività, della manutenzione dell'"aura" dell'opera d'arte e del recupero dell'umanesimo.

Una scultura di Amilcar de Castro
Alcuni esponenti del Neoconcretismo incamerarono l'influenza delle arti grafiche, creando una sorta di collage ma moderando sempre con  un'organizzazione geometrizzante di rigore variabile; al riguardo, degni di nota sono: Aluísio Carvão, Hércules Barsotti, Willys de Castro, Mira Schendel, Abelardo Zaluar, Arcangelo Ianelli, Raymundo Collares, Loio-Pérsio e Pedro Escosteguy.
Altrove, invece, fioriva l'Astrattismo utilizzando una linea informale e privilegiando forme o linee fluide con enfasi riguardo la sensibilità del gesto spontaneo e delle sottili graduazioni di colore. Esponenti di tale corrente furono artisti come: Manabe Mabe e Ibere Camargo. Dal movimento astrattista nacque anche la Scuola Op, un movimento che lavorava con effetti puramente visivi e con illusioni ottiche di diversa natura. Mauricio Nogueira Lima e Luis Sacilotto furono alcuni adepti degni di nota di questa scuola, sebbene in Brasile non abbia mai avuto larga diffusione.
Mauricio Nogueira Lima, Senza Titolo
Agli inizi degli anni '60, il paese verde oro viveva un'era di transizione, sancita dal passaggio dal nazionalismo di Vargas allo sviluppo di Juscelino, fenomeni che crearono una moderna società urbanizzata. Conseguenza positiva dello sviluppo fu la nascita di una generazione borghese consumatrice di arte. La sensibilità estetica e le nuove abitudini di vita furono le fautrici della creazione della prima struttura di mercato dell'arte nel paese, rispettivamente nelle città di San Paolo e Rio de Janeiro. Gli oggetti venduti provenivano dalle gallerie private d'arte moderna e contemporanea brasiliane, sebbene fossero amministrate da rifugiati stranieri della II Guerra Mondiale. Intanto la situazione politica del paese stava diventando confusa ed agitata, a tale circostanza si aggiunse una forte critica contro le avanguardie astratte, esigendosi un nuovo orientamento artistico che mettesse a fuoco i problemi della nazione.
In Notas Para uma Teoria da Arte Empenhada (1963) di José Guilherme Merquior, personaggio allora legato alla União Nacional de Estudantes e in Cultura Posta em Questão di Ferreira Gullar, l'avanguardia e l'interessamento politico si presentavano come operazioni distinte e inconciliabili nel campo artistico. Gli studiosi attaccavano gli "esperimenti sterili, impotenti e alienati" degli avanguardisti astratti e si battevano per un'arte più interessata alle questioni che agitavano la società brasiliana. Loro consideravano il movimento come un grande ostacolo alla diffusione in larga scala delle opere, solo possibile tramite un realismo socio-politicamente coinvolto e tramite messaggi chiaramente comprensibili e di proposito didattico.
Altri critici, invece, attaccarono l'istituzione dei saloni, dei musei e delle gallerie, considerati eccessivamente legati al potere costituito.
La crisi sociale, tuttavia, precipitò rapidamente, i militari fecero un colpo di stato e, nel 1964, fu instaurata la dittatura, con la conseguente censura. Secondo lo studioso Paulo Roberto de Oliveira Reis:
"Dall'incontro di questi due territori - la sperimentazione artistica e la trasformazione politica - sia per la differenza dei suoi progetti che per l'approssimazione dialettica e tramite la complessità della produzione artistica, nacque una delle discussioni di base degli anni '60...Rimase sempre presente nei dibattiti tra gli artisti e la critica culturale dell'epoca, la possibilità di un progetto di avanguardia nazionale. O meglio, un progetto di nazione ancora possibile tramite le arti visuali sperimentali e con un carattere trasformatore che unisca sperimentazione estetica e coinvolgimento politico e sociale".
Diversi artisti si presero l'impegno di restituire all'arte il suo ruolo nella società, considerandola non più un oggetto distinto, ma calandola nel contesto sociale. Da questa tendenza nacque la corrente Nova Figuraçao, un insieme di vari orientamenti eterogenei che ripresero la rappresentazione figurativa con le influenze dei mezzi di comunicazione di massa, delle espressioni popolari incolte e delle arti grafiche; la Nova Figuraçao si approssimò anche alla Pop Art americana sebbene con obiettivi ben distinti da quest'ultima, con una vena urbana più aggressiva e facendo appello alla critica sociale, al nonsense e all'umore. Esponenti principali della corrente furono: Rubens Gerchman, Wesley Duke Lee, José Roberto Aguilar, Carlos Vergara, Antônio Dias, Nelson Leirner e Roberto Magalhães.
Anjo Uriel, José Robrto Aguilar
Degna di nota fu l'importanza del gruppo argentino Otra Figuracion e quella del parigino Mythologies Quotidiennes, la cui opera, secondo Paulo Herkenhoff, ebbe un'ampia ripercussione sull'arte brasiliana a partire dalla metà degli anni '60 e si estese per tutti gli anni 70.
Nel 1966, l'intellettuale Mario Pedrosa, invece, scrisse il testo Crise do Condicionamento Artistico difendendo le avanguardie e esponendole come fenomeni in evoluzione da una forma storica ad una sperimentale. Pedrosa affermava, inoltre, come l'avanguardismo avesse abbandonato la logica di mercato e di pubblicità firmando opere artistiche autonome e moderne. La produzione brasiliana degli anni 60, ancora secondo l'intellettuale, meritava il nome di pioniera proprio perchè partiva dalle sue radici concretiste e neoconcretiste e dal suo interessamento sociale e sfociava in una risposta visuale inedita al nuovo mondo.
Dall'altro lato, critici come Frederico Orais e Aracy Amaral, offrirono letture ben differenti del momento estetico degli anni '60: il primo affrontando un discorso di identità tipicamente brasiliana, derivata principalmente dal Barocco, dalla Antropologia e dal Concretismo e il secondo negando del tutto l'esistenza di una vera avanguardia nazionale.
Importantissima fu la corrente Arte Conceitual degli anni '60, la quale minimizzò l'importanza dell'oggetto fisico privilegiando idee e proposte. Lo studio focalizzò la propria attenzione sul significato di atto creativo, un argomento che si diffuse anche in letteratura. Sintomatica del movimento, inoltre, fu la ricerca di valvole di sfogo per la repressione politica come l'uso di supporti alternativi o non comuni per la pittura, quali il corpo umano o il carattere volutamente effimero di certe produzioni, senza tralasciare lo sperimentalismo e la contestazione. In questo nuovo contesto, i limiti tra le tradizionali categorie di espressioni - pittura, teatro, poesia, musica, etc - persero importanza e fu favorita l'ibridazione di materiali e tecniche, rendendo, così, difficile la classificazione di ogni pezzo.  I celebri Parangoles di Helio Oiticica erano degli esempi paradigmatici di tale tendenza volta alla ricerca di un'arte totale. In questo periodo si arrivò addirittura a dichiarare che la pittura, come genere a sé stante, fosse morta.
Parangoles, Helio Oiticica
Un consenso temporaneo liberale fu registrato sono nel 1967, con la pubblicazione di Declaração de Princípios Básicos da Vanguarda, firmato da un importante gruppo di intellettuali, quali: Antônio Dias, Carlos Vergara, Rubens Gerchman, Lygia Clark, Carlos Zílio, Hélio Oiticica, e i critici Frederico Morais e Mário Barata. Il concetto di avanguardia fu esposto in maniera più complessa e aperta possibile per risolvere l'impasse generato dall'oppressione politica e per portare il movimento brasiliano al passo con le altre correnti internazionali. Il risultato, tuttavia, eccessivamente ampio e libero, finì per diventare ambiguo. Diversamente, invece, le esposizioni pubbliche artistiche - come Opinião 65, Propostas 65, Nova Objetividade Brasileira e Do Corpo à Terra - presentarono prodotti migliori caratterizzati da sperimentalismo e interessamento socio-politico.
La salita al potere del generale Emilio Medici caratterizzò un periodo dittatoriale di estrema brutalità, fondato sull'interessamento all'appoggio da parte della classe media e sulla eliminazione fisica dell'opposizione. A questi fattori si aggiunse un'intensa propaganda politica favorita dalla vittoria del Brasile ai Mondiali di Calcio del 1970: nacquero slogan quali: Pra frente Brasil!, Brasil, ame-o ou deixe-o, in una fase nella quale iniziava il cosiddetto Milagre Brasileiro.
Secondo lo studioso Tadeu Chiarelli gli anni '70 furono molto importanti perchè gli artisti si resero conto che molti spazi di attività erano stati notevolmente limitati e, come strategia, produssero delle opere contundenti utilizzando l'arma dell'allegoria. Tutti i presupposti precedenti furono messi in crisi e gli autori iniziarono ad interrogarsi sul nuovo ruolo dell'artista, sia in relazione alla storia dell'arte che riferendosi alla storia della nazione in generale. Oltre a ciò, il Brasile fu letteralmente inondato da immagini provenienti dai mezzi di comunicazione di massa, le quali, con il loro potere sottomettente, erano potenzialmente capaci di distruggere, completamente, tutti presupposti concettuali e eruditi di ciò che sarebbe stata l'arte, l'artista e il ruolo di entrambi nella società in profonda trasformazione. In questo contesto così difficile, l'opera che inaugurò una nuova situazione per la pittura brasiliana fu la serie di autoritratti di Marcello Nitsche del 1975. L'autore, associando pittura e video, riuscì a rappresentare in ogni quadro un determinato stile dell'arte moderna, come se avesse incontrato un rifugio e un minimo di identità nella storia dell'arte.
Autoritrato, Marcelo Nitsche
Fonti:
  • Wikipedia Brasil
  • Neoconcretismo. IN Enciclopédia Itaú Cultural, 03/12/2008
  • Reis, Paulo Roberto de Oliveira. Exposições de Arte: vanguarda e política entre os anos 1965 e 1970. Tese de Doutorado, Curso de Pós-Graduação em História. Curitiba: Universidade Federal do Paraná, 2005
  • 50 anos da ruptura neoconcreta nas artes brasileiras. IN Caderno Cultural. Partido da Causa Operária, 18 de maio de 2009
  • Duarte, Paulo Sérgio. Anos 60: Transformações da arte no Brasil. Rio de janeiro: Campos Gerais, 1998.
  • Abos, Márcia. "Arte como questão" mostra a contestadora produção brasileira dos 70. IN O Globo on line, 05/09/2007.
  • Belluzzo, Ana María de Moraes. Anos 60. Do centro para as margens. O limiar de uma nova subjetividade. IN Proyecto Los estudios de arte desde América Latin: temas y problemas - Querétaro 1997. UNAM-Instituto de Investigaciones Estéticas. Circuito M. de la Cueva, Cd. Universitaria, Coyoacán, México.
  • Cocchiarale, Fernando & Matesco, Viviane. Nu é forte motivo da obra de arte ocidental. IN Speculum on line, 29/03/2005
  • Tessler, Elida. Textos das Invenções à Invenção: um salto sem rede na arte brasileira. IN Revista da Associação Psicanalítica de Porto Alegre. Porto Alegre: APPOA, nº 19, outubro de 2000.
  • Campos, Jorge Lucio de. Pintura e Pós-vanguarda na década de 80: Parte I - Gesto e desmantelamento. IN Espéculo (on line), nº 32. ESDI/UERJ, março-junho de 2006.
  • Napolitano, Marcos. Cultura brasileira: utopia e massificação (1950-1980). Editora Contexto, 2001.
  • Chiarelli, Tadeu. O Auto-Retrato na (da) Arte Contemporânea. Texto de curadoria da exposição Deslocamentos do Eu, Itaú Cultural, junho-julho 2001

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