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Manuel Inacio da Silva Alvarenga, il più moderno degli arcadici

Manuel Inácio da Silva Alvarenga (Vila Rica1749 —Rio de Janeiro1814) fu un avvocato e poeta brasiliano
Era figlio di un mulatto, Inacio Silva Alvrenga, musicista di professione e povero e di madre sconosciuta. Ancora adolescente fu a Rio de Janeiro per studiare e, finita la scuola, proseguì gli studi nella Universidade de Coimbra, dove ottenne il Bacharelato in Diritto Canonico a 27 anni d'età, nel 1775 o 1776.
In Portogallo strinse amicizia con alcuni nobili, come Alvarenga Peixoto e Basilio da Gama, più vecchi di lui e anche poeti. L'ultimo sarebbe stato uno dei suoi migliori amici, celebrato più volte nei suoi versi.
Nel 1774, pubblicò il poema eroicomico O Desertor, creando scompiglio nello Scolasticismo di Coimbra, poco prima contestato dalle riforme pombaline.Tuttavia, non è da sottovalutare il ruolo del poema come documento di un nuovo spirito letterario, più letterale ed impudente, spaccato della società portoghese sotto l'azione del Marques de Pombal e del cammino che aveva fatto nello spirito letterario brasiliano il sentimento
patriottico, manifestato nel poema da allusioni, riferimenti e ricordi legati al Brasile. Tuttavia, dal diluvio poetico nella inaugurazione della stauta equestre di D. Jose I, nel 1775, venne fuori l'adulazione di Silva Alvarenga con un sonetto e una ode. Silva scrisse anche una lettera in alessandrini di 13 sillabe:
al sempre augusto e fedelissimo re del Portogallo o Senhor D. Josè I nel giorno della collocazione della reale stata equestre.
Nell'opera è scritto chiaramente che era ancora studente. Due anni dopo, venne alla luce il poema di sette pagine in terzetti e quartetti Templo de Netuno, con il quale celebrò l'acclamazione della regina D. Maria I.
Silva è stato uno dei migliori e più fecondi poeti brasiliani. Sin da Desertor das Letras, il suo poema eroicomico contro alcuni aspetti dell'insegnamento universitario, non cessò di verseggiare. Le sue opere sono disseminate tra fogli perduti, foglietti, collezioni e antologie diverse, giornali letterari portoghesi e brasiliani. L'opera più voluminosa fu il poema Glaura che fu lanciato a Lisbona tra il 1799 e il 1801.
Le note di approvazione ottenute durante la carriera universitaria, dimostrano un metodo di studio serio che comunque preservò anche dopo aver conseguito la laurea.
Era sicuramente un uomo molto colto, uno dei pochi così colti del regno. Le sue doti erano il risultato di un mix tra ingegno poetico, reale talento, spirito e buon gusto divenuto, poi, un poco volgare con il passar del tempo. Sebbene seguì il pensiero tipico dell'Arcadia (nella imitazione della natura consiste tutta la forza della poesia) con la sua Epistola a Josè Basilio, l'opera, tuttavia, è piena di concetti discreti di buon giudizio letterario. Silva conosceva molto bene Aristotele, Platone, Omero e spesso li menzionava. Le sue conoscenze spaziavano tra scienze matematiche, fisiche, naturali, filosofia, poesia, letteratura.
Nel 1777, si recò a Rio de Janeiro ed ivi restò non avendo alcun legame, affettivo e non che lo trattenesse a Minas.
Dalle sue opere, principalmente la sua Ode a Mocidade Portuguesa, la Espistola a Basilio da Gama e le As Artes, traspare uno spirito ardente di cultura, di progresso intellettuale e di entusiasmo nelle materie letterarie e scientifiche.
Sempre in Silva fu presente il sogno di promuovere la cultura in Brasile. Approfittando della disponibilità dell'allora viceré, Marques do Lavradio, fondò, con gli altri dotti, un' associazione scientifica, il cui obbiettivo principale era: non far dimenticare ai propri soci le materie che in altri paesi avevano appreso, al contrario ampliare le conoscenze. Tuttavia, fu debole l'esistenza di questa associazione. Un altro vicerè, Luis de Vasconcelos e Sousa, dimostrò ammirazione verso Silva. Il poeta fu nominato professore regio di un corso di retorica e poetica, inaugurato nel 1782 e, nel 1786, fu riaperta l'associazione allora estinta ora chiamata Sociedade Literaria. Di quella ne divenne il segretario e l'anima.
Secondo alcuni documenti storici, si narra che Silva Alvarenga avesse fondato un'altra associazione con Basilio da Gama, la Arcadia Ultramarina. A queste associazioni partecipavano medici, letterati, frati, tutti condannati al destino della dimenticanza con eccezione del solo Silva e di Mariano Josè Pereira da Fonseca, il futuro Marques de Marica, autore di Maximas.
Mutato il viceré, l'appena arrivato Conte di Rezende, mostrò grande sfiducia verso questi intenti associativi. Suggestionato dal successo dell'allora Inconfidencia Minieira,lesse questa riunione di letterati come sinistri progetti di congiura contro il potere reale. Silva venne arrestato nel 1794 e, dopo molti interrogatori e più di due anni di carcere presso la Fortaleza de Santo Antonio, fu rimesso in libertà.
Visse fino al 1814 e collaborò ancora con O Patriota di Manuel Ferreira de Araujo Guimaraes, una rivista letteraria che fomentò il movimento intellettuale prima della indipendenza del Brasile.
Per lo spirito, come per lo stile e per l'età, è Silva Alvarenga il più moderno dei poeti del gruppo, il meno contaminato dai vizi dell'epoca, il più libero dai preconcetti della scuola, aspetti che lui stesso non disconesceva, come traspare dalla sua Epistola a Josè Basilio. Grazie alla sua posizione di esperto conoscitore di retorica, evitò il ricorso all'arsenale classico e, quando seguì la corrente dell'epoca, lo fece con maggiore autonomia e destrezza. Ne è la prova la sua Teseu e Ariana, una delle migliori dimostrazioni della poesia brasiliana dell'epoca.

Item Reviewed: Manuel Inacio da Silva Alvarenga, il più moderno degli arcadici Rating: 5 Reviewed By: Gianluigi D'Agostino